Facciamoci 2 risate con i PROVERBI CALABRESI!

Che funzione svolgono i PROVERBI?

I proverbi fungono da metafore di vita, preziosi consigli, irriverenti battute tutte da ridere, rientrando questa volta, in certa saggezza popolare arricchita volta per volta dal prezioso aiuto di nonni e parenti. Tutto questo per non dimenticare le tradizioni di un popolo che ha tanto da insegnare, anche nei suoi modi di dire, nel suo, a volte buffo intercalare, in un mondo che coi suoi ritmi frenetici rischia di cancellare un passato di cui siamo figli, dal quale procediamo, ma soprattutto grazie al quale SIAMO.

  • Cu bella vo’ appariri, gran doluri ha de sentiri. -Chi bella vuol sembrare, deve subire grandi dolori-

Riferito a chi vuol sembrar bella a tutti i costi anche soffrendo)

  • A megghiu parola è chija chi non nescia da vucca. – La parola migliore è quella che non esce dalla bocca-

(Detto nelle occasioni in cui il silenzio è maggiormente gradito)

  • I fimmani d’aguannu su comu i fica e mbernu, on trovanu u si maritanu e hjestimanu o Patri Eternu. -Le donne di quest’ anno sono come i fichi d’inverno, non trovano marito e bestemmiano Dio-

(Indica la “qualità” bassa delle donne di oggi paragonate a fichi d’inverno –tenendo presente che il fico è un frutto che matura in estate-)

  • Nuju dissi mai: -lavati a facci ca si megghju e mia-. -Nessuno ha mai detto : “ lavati la faccia che sei migliore di me”-

(Riferito al fatto che nessuno è propenso a riconoscere la superiorità del prossimo)

  • Quandu u ciucciu non vola u viva a vogghia u nci frischj. -Quando l’asino non vuole bere, è inutile fischiargli-

(Detto a chi si intestardisce su una determinata cosa)

  • Mi vantu mi vant’eu, bellu ciucciu chi sugn’eu. – Io mi vanto,io mi vanto e sono proprio un bell’asino-

(Riferito a chi si vanta spesso dei propri pregi ma agli occhi degli altri appare come…un asino)

  • Cu dassa a strata vecchia pa nova, sapa chi dassa ma non sapa chi trova. -Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia e non quel che trova-

Il Papa in Calabria tra folla e silenzio…

La visita del Papa rientra tra le giornate più memorabili di questa regione. Il 9 Ottobre 2011 in Calabria erano attese almeno centomila persone ma ne sono arrivate circa 40.000 a rendere omaggio al Papa Benedetto XVI  per la sua venticinquesima visita pastorale.  Benedetto XVI è atterrato all’aeroporto di Lamezia accolto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, insieme al vescovo Luigi Antonio Cantafora. Con loro anche il presidente della regione Giuseppe Scopelliti, il sindaco della città, Gianni Speranza, al quale è toccato il primo intervento per dare il benvenuto al Papa.

Il Papa non ha potuto far altro che evidenziare ciò che i calabresi sanno già, descrivendo la precarietà della realtà: «Una terra – dice – in cui si ha la continua sensazione di essere in emergenza». Le raccomandazioni pronunciate durante l’omelia sono molte: «Non cedete mai alla tentazione del pessimismo e del ripiegamento su voi stessi», «fate appello alle risorse della vostra fede e delle vostre capacità umane», «sforzatevi di crescere nella capacità di collaborare» e poi «non abbiate paura di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti religiosi». Il Papa si è detto sicuro che i calabresi «sapranno superare le difficoltà e prepararsi un futuro migliore» perché «avete saputo rispondere con una prontezza e una disponibilità sorprendenti, con una straordinaria capacità di adattamento al disagio».

Ce n’erano molti, di disabili, arrivati grazie all’aiuto dei volontari. Prima di scendere dal palco il Papa ne ha accarezzato uno su una sedia a rotelle. E una carezza virtuale l’ha data anche a tutta la regione quando, prima di congedarsi dalla folla della spianata, ha invitato a rinnovare quella che ha chiamato «vostra amata Calabria», correggendo subito dopo il pronome possessivo: «la nostra amata Calabria». Il Pontefice si è poi recato nella Certosa di Serra San Bruno, per un momento, quello con i certosini, a cui il Papa teneva in modo particolare: Benedetto XVI, nel corso di una riflessione a margine della recita dei Vespri, ha sottolineato l’importanza del loro carisma, «dono prezioso per la Chiesa e per il mondo» che «contiene un messaggio profondo per la vita e l’umanità intera»: un’alternativa ai pericoli della «virtualità che rischia di dominare sulla realtà».

Dopo una giornata che, a distanza di 23 anni dalla visita di Wojtyla di Reggio, lascerà alla Calabria un’altra pagina di storia e una traccia sulla quale provare a ricostruire la speranza…sperando, da calabresi, di non morire disperati.

2011: la Calabria trionfa!

    Il 2011 è stato un anno ricco di soddisfazioni per il popolo Calabrese. E’ stato un anno di numerore vincite, o meglio “rivincite”. Quest’anno, la Calabria ricopre una posizione privilegiata, e rappresenta l’emblema della “perfezione” in più ambiti.

In ben 2 concorsi di carattere nazionale, la Calabria ha trionfato!

  • La fascia di Miss Italia va in Calabria con la vittoria della calabrese Stefania Bivone;
  • Nella “54ma edizione” dello Zecchino D’oro 2011 vince la canzone “Un punto di vista strambo”, interpretata dalla coppia composta da Michela Maria Perri di Montalto Uffugo (Cosenza), ed Enrico Turetto di Mestrino (Padova).

Il centro storico

    La scelta del sito per l’ubicazione del “centro abitativo” di Isca doveva corrispondere ad un criterio di maggiore sicurezza dalle eventuali scorrerie turchesche. Fu costruito, infatti, non certo, secondo un piano regolatore, come si farebbe oggi, ma per provvedere alla sistemazione di un primo nucleo di popolazione, che avendo abbandonato le zone marine, cercava luoghi più favorevoli e tranquilli. E’ presumibile che questo primo nucleo di abitanti, non fosse omogeneo, ma, fosse costituito da un rimescolamento di gente di origine greca, con quella indigena di Ausoni, Enotri e Brezi, che diedero di fatto un nuovo gruppo tecnico “il popolo calabrese”. Le prime abitazioni, furono costruite lungo la salita del versante ovest, ai cui piedi scorre il torrente “Valleoscura” e ne fanno fede, le case che, ancora esistenti, mostrano segni di vetustà. Il nucleo centrale di case fu chiamato “BORGO” e conserva pressoché intatto un centro storico con palazzi antichi, viuzze caratteristiche ed una torre di origine medievale. Inoltre le prime indagini di superficie, hanno evidenziato presenza di materiale ceramico e laterizio, mentre da numerosi sbancamenti di cantiere sono emersi laterizi e numerosissimi frammenti ceramici di grossi contenitori per derrate alimentari e frammenti di ceramica a pareti sottili oltre ad alcune lucerne romane.

Le origini del paese

    Paese d’origine greca, fondato per la prima volta in una località della Marina chiamata “SANAGASI”, a breve distanza dal mare. Tale località fu poi abbandonata a causa delle incursioni saracene e venne ricercata l’attuale sul torrente Valleoscura come recondita e quindi sottratta alle insidie dei pirati. Storicamente sono provate le cause dell’abbandono di tutti i centri del litorale. Nel IX secolo gli abitanti, terrorizzati dalle frequenti incursioni dei musulmani, si trasferirono all’interno, in luoghi più sicuri e facilmente difendibili.

Le origini del nome

    Il nome del paese non ha origini ben stabilite. Varie sono le    supposizioni, ma le 3 più importanti sono:

1. dal greco “ischon = ritegno”. I ritegni sono i ristagni d’acqua formati dall’occlusione delle frane a Valleoscura, su cui scorge la prima borgata Iscana.

2. da un’erba “isca” che masticata, calma il dolore dei denti.

3. o dal nostro stesso idioma “isca = isola” perché è posta tra i 2 torrenti “Valleoscura” e “Salubro” ed il Mare Jonio, di cui gode di un’eccezionale veduta ed una splendida spiaggia.

Posizione geografica

    È uno dei tanti comuni della Calabria, incastonato in una collina arenaria, da cui si scorgono le limpide e splendide acque del Mar Jonio. Confina a Sud con Badolato, a Nord con Sant’Andrea e a Ovest con le montagne di Brognaturo e San Sostene. Il suo clima è caldo d’estate e mite d’inverno, è ricca di sorgenti e ci sono diverse cave di granito. E’ un paese prevalentemente agricolo, anche se negli ultimi anni si sta sviluppando anche il settore industriale.